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Nascite in Italia: oltre 100.000 da mamme over 35. Un terzo del totale

“Maggiori i rischi rispetto a gravidanze in giovane età, ma tecnologie mediche e consulenza specialistica aumentano le probabilità di successo”, spiega il ginecologo Marco Grassi. In Italia, secondo gli ultimi dati, sono nati 369.944 bambini e circa un terzo da madri over 35, superando quota 100.000 (ISTAT). In Europa, il 26,9% delle nascite, cioè un quarto del totale, riguarda donne di 35 anni o più (Eurostat Yearbook 2023). Il fenomeno riflette profonde trasformazioni nei modelli sociali, culturali e professionali. È fondamentale comprendere come, dopo i 35 anni, l’età influisca sui processi biologici della fertilità e sulle reali possibilità di concepimento.

Biologia della fertilità: cosa cambia dopo i 35 anni La fertilità femminile segue un declino fisiologico legato all’età. Le donne nascono con un numero prestabilito di follicoli, le strutture contenenti ovociti, che diminuiscono progressivamente nel corso della vita senza possibilità di rigenerarsi. La fertilità della donna raggiunge il suo picco tra i 20 e i 30 anni, per poi iniziare un primo calo, graduale, già intorno ai 32 anni, seguito da un declino più rapido dopo i 37 anni, fino a diventare molto ridotta negli anni che precedono la menopausa, normalmente intorno ai 50 anni. L’ingresso nella fase di subfertilità o infertilità si verifica generalmente intorno ai 40 anni, anche se in alcuni casi può manifestarsi prima. Solitamente, la diagnosi di infertilità avviene dopo un anno di rapporti non protetti, ovvero, senza l’utilizzo di misure contraccettive. Tuttavia, se la donna ha 35 anni o più, la valutazione dovrebbe iniziare dopo 6 mesi di tentativi di concepimento senza successo. “L’aumento dell’età materna è in parte responsabile di un incremento del rischio di infertilità e di una minore probabilità di portare a termine la gravidanza – spiega Marco Grassi, ginecologo di Ascoli Piceno – inoltre, con l’avanzare dell’età si riduce la capacità dell’endometrio di accogliere l’embrione e si osserva un aumento dell’incidenza di endometriosi e fibromi, fattori che possono ulteriormente ridurre le possibilità di concepimento e richiedono una gestione più attenta della fertilità”.

Rischi materni e neonatali associati all’età avanzata La gravidanza in età matura, definita “advanced maternal age”, comporta un aumento dei rischi per madre e neonato. È associata a maggiore probabilità di ipertensione gestazionale, diabete preesistente o gestazionale, preeclampsia, anomalie cromosomiche fetali, mortalità perinatale e complicazioni durante il travaglio, come contrazioni inefficaci, distacco prematuro della placenta o placenta previa. Dal punto di vista neonatale, i bambini nati da madri over 35 hanno maggior probabilità di difetti congeniti, tra cui malformazioni cardiache, atresia esofagea, ipospadia o craniosinostosi. Numerose indagini evidenziano che la possibilità di nascita di bambini con Sindrome di Down aumenta con l’età materna.

“Diventa quindi fondamentale la consulenza genetica e l’impiego di test prenatali mirati spiega il dottor Marco Grassi – questi strumenti consentono di identificare eventuali anomalie cromosomiche in modo tempestivo, permettendo un monitoraggio attento della gravidanza e offrendo alla madre informazioni chiare per ridurre rischi e incertezze”.

Procreazione medicalmente assistita e fertilità tardiva Con l’aumento dell’età materna, le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), come la fecondazione in vitro (IVF) e l’inseminazione intrauterina (IUI), rappresentano oggi uno strumento fondamentale per aumentare le possibilità di gravidanza. L’uso delle tecniche assistite cresce con l’età materna, in particolare oltre i 40 anni, e strategie preventive come il congelamento degli ovociti permettono di preservare la fertilità e migliorare le probabilità di successo.

Prevenzione e corretta informazione La consapevolezza dei cambiamenti legati all’età è fondamentale. Uno stile di vita sano, alimentazione equilibrata, controllo del peso, attività fisica regolare e l’evitamento di fumo, alcol e droghe contribuiscono a preservare la fertilità. “La maternità oltre i 35 anni è oggi una realtà consolidata, sebbene comporti rischi maggiori rispetto alla gravidanza in giovane età, le tecnologie mediche disponibili, i percorsi di consulenza specialistica e una presa in carico attenta consentono alle donne di affrontare consapevolmente le scelte riproduttive, aumentando le probabilità di un esito positivo per madre e bambino”, conclude il dottor Marco Grassi.


Fonte: askanews.it


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